Celiachia

La celiachia, è un’intolleranza al glutine, sostanza presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale.

La celiachia, interessa in Europa, l’1-1,5% della popolazione e provoca uno stato di infiammazione permanente dell’intestino.


Nel 2009 ha fatto tanto parlare  (vedi articolo su Repubblica e sul Corriere) la comunicazione dell’arrivo della pillola anti-celiachia.

Si tratta di una pillola, messa a punto nel 2005 negli Stati Uniti dal ricercatore italiano Alessio Fasano, direttore del Centro di ricerca sulla celiachia e biologia mucosale della Maryland University di Baltimora. Assunta prima dei pasti, blocca l’effetto tossico del glutine: il farmaco inibisce una proteina, la zonulina (prodotta in eccesso dai celiaci), che regola la comunicazione tra le cellule e, quindi, rende più permeabili le pareti dell’intestino.

Questa pillola impedirebbe l’ingresso del glutine nell’intestino e, da qui, nel sangue, arrestando la reazione immunitaria e i danni che ne derivano per l’organismo.

 

Nelle prime fasi della sperimentazione (tuttora in corso e che dovrebbe concludersi verso il 2012) sull’uomo, il farmaco si è rivelato efficace nell’86% dei casi, consentendo ai celiaci alimentati con farine contenenti glutine di non sviluppare i sintomi della malattia.

Tanto che è stata avviata una sperimentazione più allargata.

Innanzitutto, si tratta di un farmaco, e non di un vaccino: quindi, gli effetti sono temporanei. Inoltre, come tutti i medicinali, può avere effetti collaterali: solo dopo studi prolungati nel tempo potremo avere la certezza, ad esempio, che non ostacoli l’assorbimento di altre sostanze oltre al glutine.

In questi anni, gli studi si sono moltiplicati. Tra i risultati, è stato identificato il gene che predispone alla patologia. E,in seguito, una ricerca italiana, condotta da Antonio Puccetti con Claudio Lunardi e Giovanna Zanoni dell’Università di Verona, ha individuato la causa scatenante (forse non l'unica ma la più diffusa).

Si è scoperto che esiste una relazione tra la celiachia e l'infezione da Rotavirus, responsabile delle enteriti nei bambini. Lo studio ha individuato un collegamento diretto tra l'esordio della celiachia e un precedente contatto con il Rotavirus (anche senza aver mostrato i sintomi dell’infezione, cioè la diarrea). Tutti i celiaci esaminati presentano anticorpi diretti contro una proteina (Vp7) del Rotavirus, molto simile a una proteina dell’intestino. Tuttavia, nei soggetti meno sensibili e predisposti, il contatto con il virus non ha portato allo sviluppo dell’intolleranza.

Con test di laboratorio è stato verificato che questi anticorpi possono attaccare le cellule che rivestono l’intestino, alterandone le funzioni. Insomma, un'infezione virale banale, nelle persone predisposte, può ‘confondere’ il sistema immunitario e causare l'insorgenza della malattia.

Grazie a questo studio, si potrà pensare a una forma di prevenzione per i bambini predisposti - ad esempio, figli di celiaci - attraverso un'immunizzazione precoce contro gli effetti del Rotavirus. Al momento, però, non abbiamo evidenze che gli attuali vaccini contro il Rotavirus, peraltro utili contro le gastroenteriti virali, riescano da soli a prevenire l'insorgere della celiachia.

 

La celiachia insorge di solito durante l’infanzia, ma non mancano i casi diagnosticati tra adolescenti e adulti.

I sintomi più comuni nei bambini sono: dolori addominali, vomito, diarrea, meteorismo, dimagrimento, malassorbimento e difetti di crescita.

Ma esistono anche segnali non strettamente legati all'alimentazione e all'apparato digerente: smalto dei denti debole, dermatiti e altre eruzioni cutanee, cefalea-emicrania, anemia sideropenica.

La diagnosi si basa sulla presenza nel sangue di particolari anticorpi, diretti contro un enzima (transglutaminasi) che agisce sul glutine. Se il test risulta positivo, va confermato con una biopsia, eseguita attraverso gastroscopia.

Il test “fai da te”, disponibile in farmacia non può sostituire la diagnosi clinica. Se il risultato è positivo, va ripetuto e deve avviare un percorso diagnostico in un centro specializzato. Lo stesso vale in caso di referto negativo, ma con un quadro clinico in cui i sintomi persistono. Quindi, tanto vale sottoporre il bimbo fin da subito a un test attendibile.

Per ora, l’unica terapia per la celiachia è seguire in modo rigoroso la dieta senza glutine. È importante non fare strappi alle regole. Sono già tante, per un celiaco, le occasioni di contaminazioni accidentali e non è quindi il caso di moltiplicare i rischi. Se la dieta viene seguita correttamente, la salute di un bimbo celiaco è paragonabile a tutti gli effetti con quella di chi non è affetto da questa forma di intolleranza.

I celiaci possono consumare senza problemi cereali privi di glutine (come mais, riso, quinoa, miglio e grano saraceno) o gli alimenti dietoterapeutici speciali che sono passati gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale, con un tetto mensile che varia per età e sesso.

La loro qualità, negli anni, è decisamente migliorata dal punto di vista del sapore.

 

Ma come evitare le contaminazioni accidentali?

Come assicurarsi, ad esempio, che la farina di mais e di riso provenga da mulini con filiere separate? O che il miglio non sia stato conservato in contenitori utilizzati precedentemente per il frumento? L'Associazione Italiana Celiachia ha svolto un lavoro capillare con i produttori, per garantire ai propri iscritti cibi sicuri.


Per alimenti come gelati, formaggi e salumi, si può far riferimento al prontuario presente sul sito celiachia.it, che contiene oltre 6000 voci. Alcuni di questi prodotti, a cominciare da quelli dietoterapeutici, sono garantiti dal marchio della spiga sbarrata, che indica che l’azienda si è sottoposta a un lungo percorso di certificazione, che prevede corsi di formazione alle aziende, verifiche periodiche e controlli a campione sui prodotti.

Nel caso dei cereali alternativi al frumento, il marchio della spiga sbarrata non viene apposto, ma la materia prima è garantita da una certificazione dell'azìenda, supportata da dossier e documenti sul processo produttivo.

lmparare a convivere con la celiachia significa essere giustamente prudenti evitando gli eccessivi allarmismi. È giusto far capire ai genitori dei bimbi celiaci che seguire la dieta aglutinata richiede un certo impegno e che occorre sempre non assumere cibi a rischio per la salute dei piccoli. Ma questo non deve dar luogo ad atteggiamenti ‘estremi’.

Per esempio, non c’è ragione di far mangiare il bambino con piatti e posate personali, a casa o a scuola, visto che il lavaggio è sufficiente a eliminare tracce degli alimenti consumati in precedenza. E le mense scolastiche sono obbligate per legge a fornire ai bimbi celiaci pasti speciali.

Il problema, semmai, si pone in vacanza o nelle occasioni in cui si mangia fuori casa. Sono sempre più numerosi i ristoranti, le pizzerie, le gelaterie, gli alberghi ei bed&breakfast attenti alle esigenze dei celiaci e certificati dall’Associazione Italiana Celiachia.

Un’ulteriore rassicurazione per i genitori di bimbi celiaci riguarda i farmaci: tutti i medicinali sono sicuri, perché il glutine non è più presente come eccipiente o è in una quantità assolutamente innocua, molto al di sotto della dose tossica, pari a 10 mg al giorno.

Tra i possibili danni della celiachia c'è l'osteopenia, una riduzione della massa ossea, provocata da uno squilibrio nell’assorbimento del calcio, che a lungo andare può portare a osteoporosi. Perciò, le ossa dei bambini celiaci sono controllate regolarmente con esami del sangue e radiologici. Piuttosto che sottoporre il piccolo a esami radiologici inutili, meglio concentrare gli sforzi sul rispetto rigoroso della dieta senza glutine.





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