Citomegalovirus


E’ un virus molto comune, che non provoca sintomi evidenti. Di norma non ci si fa nemmeno caso, al massimo si riscontra qualche linea di febbre e senso di stanchezza. Ma se contratto in gravidanza, il citomegalovirus può passare al bambino. E nelle prime 24 settimane, può avere - ma non è detto - conseguenze sul suo sviluppo.

Prima fra tutte, la sordità congenita. Tra quelle trasmissibili dalla mamma al feto, l'infezione da citomegalovirus è la più frequente in assoluto, più delle ben note toxoplasmosi o rosolia. E il contagio del nascituro si verifica nel 30% dei casi. Per questo motivo, alcuni ginecologi aggiungono il test alle analisi di routine in gravidanza e c’è chi lo vorrebbe reintrodurre come esame di screening generalizzato.

 




Il citomegalovirus appartiene alla famiglia degli Herpes (che comprende quello labiale, genitale, il virus della varicella e quello della mononucleosi) e si calcola che il 30-40% delle donne in età fertile l’abbia già preso in passato. La percentuale si alza con l’età raggiungendo, in alcune stime, fino l’80% della popolazione di 40 anni. Il motivo: è un virus che si trasmette per via aerea, oltre che per diretto contatto con i liquidi corporei (saliva, sangue eccetera).

Come se non bastasse, è un’infezione che non provoca un’immunità permanente, e la si può quindi contrarre più volte. È stato inoltre dimostrato che chi vive o lavora a stretto contatto con bambini in età prescolare ha più probabilità di ammalarsi degli altri.














Gli accorgimenti per la mamma

Per limitare il rischio d’infezione, è consigliabile mettere in pratica alcune misure preventive, in particolare quando la futura mamma ha a che fare con bambini piccoli (principale fonte di contagio), specialmente se frequentano l’asilo nido o la scuola materna:

  1. non condividere con il bimbo stoviglie (per esempio, non assaggiare la sua pappa con lo stesso cucchiaio), asciugamani, strumenti per l'igiene (come lo spazzolino da denti)
  2. non portare alla bocca succhiotti o ciò che il bimbo possa aver messo in bocca;
  3. lavarsi bene le mani dopo aver soffiato il naso al piccolo, dopo un contatto con la saliva e dopo averlo cambiato
  4. lavare i giochi con acqua e sapone sistematicamente.

 

Trattandosi di un’infezione che non dà immunità permanente e non essendo possibile mettere in atto un’efficace prevenzione, l’utilità del test ematico in gravidanza per la ricerca degli anticorpi specifici è controversa. Per escludere o rilevare l’infezione, basta un esame del sangue, che ricerca gli anticorpi specifici contro il CMV

Esito dell'esame Ac. anti-Cytomegalovirus

  Esito Test
 Significato
 
Ac. anti-Cytomegalovirus IgM Negativo
Ac. anti-Cytomegalovirus IgG Positivo
 Anche se l'esito è negativo, il test andrebbe comunque ripetuto periodicamente (ogni mese) per tutto il periodo considerato a rischio per il feto, cioè almeno fino a metà gravidanza. Oggi, infatti, si sa chei possibili danni sono maggiori quanto più precocemente si verifica l’esposizione del feto al virus.
 
Ac. anti-Cytomegalovirus IgM Negativo
Ac. anti-Cytomegalovirus IgG Positivo
 Indica che non c'è un'infezione in corso e che il virus è stato comunque contratto in passato
 
Ac. anti-Cytomegalovirus IgM Positivo
Ac. anti-Cytomegalovirus IgG Positivo
 Indica che c'è un'infezione in corso e che il virus è stato comunque contratto in passato; si tratta quindi di reinfezione
 
 Ac. anti-Cytomegalovirus IgM Positivo
Ac. anti-Cytomegalovirus IgG Negativo
 Indica che c'è un'infezione in corso e che il virus non è stato comunque contratto in passato

Scatta quindi l’allarme se sono positive le immunoglobuline che indicano la possibilità di una reinfezione o, addirittura, di un’infezione primaria acuta (Ac. anti-Cytomegalovirus IgM): a quel punto è importante farsi indirizzare dal proprio curante presso un centro specializzato.

Se il test rileva un'infezione in corso, bisogna capire se è passata al bambino oppure no.

In genere, capita soltanto nel 30% dei casi. Ma per saperlo bisogna attendere le 21 settimane di gestazione per eseguire l’amniocentesi (di solito si fa a 14-16 settimane, ma in caso di sospetta infezione bisogna aspettare il cosiddetto “periodo finestra”, ossia il lasso di tempo necessario per avere un sufficiente passaggio transplacentare).

In laboratorio si ricerca il virus e se ne dovrebbe anche misurare la quantità

 


Rischi per il neonato

 

Nel 2-3% dei casi in cui il contagio provoca danni, il rischio principale e la sordità congenita (che può anche non essere presente alla nascita ma comparire dopo). L'85-90% dei bimbi che hanno contratto l’infezione nasce infatti senza alcun sintomo, ma va seguito con un accurato follow up nei primi anni di vita.

Nei rari casi in cui l'infezione si manifesta già in utero, il feto può presentare segni d’infiammazione del sistema nervoso centrale (identificabili ecograficamente) e di altri organi.

Alla nascita, il bimbo può avere una serie di sintomi (come ittero, piccole macchie emorragiche, ingrossamento del fegato o infiammazioni della retina e dei polmoni) comuni a tante altre infezioni. Tocca al neonatologo capire cioè se si tratta di citomegalovirus o altro.

 


Esami per il neonato

Nei casi "sospetti", il virus viene isolato nelle urine e nella saliva del neonato nelle prime 2 settimane di vita.

Vengono inoltre effettuate analisi del sangue, anche se in bambini così piccoli possono risultare negative. Quindi si procede con l'esame delle otoemissioni che invia alle orecchie del piccolo stimoli sonori e registra l’energia, emessa in risposta dalla coclea, una parte dell’orecchio interno.

 

Terapie per il neonato

Solo nei casi in cui lo screening audiologico evidenzi problemi, si ricorre a un farmaco antivirale chiamato ganciclovir.

Appena possibile (anche intorno ai 6 mesi) si inizia l'amplificazione con un apparecchio acustico.

Nei casi più gravi, si può procedere con un impianto cocleare, una protesi interna che “sostituisce" la coclea già a 9 mesi. Prima si interviene, infatti, meglio è: l’assenza di stimoli uditivi ostacola, in generale, lo sviluppo cerebrale e, in particolare, l'apprendimento del linguaggio.






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