Nanna




Per un bambino dormire non è, come per l’adulto, soltanto un modo per recuperare le forze e riposarsi dalle fatiche della giornata, ma è un momento fondamentale che gli pennette di crescere in modo equilibrato. Durante il sonno, infatti, il suo organismo “lavora”.

Viene prodotto l’ormone della crescita: il bambino, letteralmente, cresce e in tutto il suo organismo si verificano cambiamenti complessi.

Il cervello lavora di più: per tutto il primo anno di vita il sonno serve a maturare e organizzare il sistema nervoso; l’organismo fabbrica nuovi percorsi che servono a sviluppare la rete di connessioni necessarie al funzionamento del cervello.

Il sistema immunitario si raflorza: il sistema immunitario difende l’organismo dalle malattie, durante il sonno produce le sostanze di difesa di cui ha bisogno.

Le fasi del sonno

Nel corso della notte, nel sonno dei bambini più grandi come negli adulti, si alternano tre fasi: sonno profondo, sonno agitato, sonno leggero.

 

nanna bimbo

Sonno profondo: durante il sonno profondo non ci si muove, il cuore batte lentamente e in modo regolare, il respiro è calmo e uniforme. ln questa fase è molto difficile svegliare un bambino. Lo si

può prendere in braccio, trasportarlo dall'automobile alla culla, cambiargli il pannolino e mettergli il pigiama senza che se ne accorga. È capace di dormire indisturbato anche in una stanza con la musica a tutto volume.

Sonno agitato (sonno REM): durante questo periodo il battito del cuore e il respiro sono irregolari. Se si osserva attentamente il volto di chi dorme, si nota che fa delle smorfie e sotto le palpebre chiuse si| percepisce un tremolio degli occhi: è un segno che sta sognando e in quel momento la sua mente è molto attiva. Per questo motivo, gli scienziati chiamano questo tipo di sonno, “sonno REM”, dalle iniziali delle parole inglesi Rapid Eye Movement, che significano appunto “rapidi movimenti oculari”. In questa fase, il bambino si agita molto e si può trovarlo con la testa contro la spalliera e le gambe penzoloni fuori dal lettino.

Sonno leggero: è un periodo di passaggio. Si verifica quando ci si addormenta, e ogni volta che si passa dal sonno profondo al sonno agitato o tra una fase e l'altra di sonno agitato.

COME SI SUSSEGUONO


Nei bambini più grandicelli, il sonno segue gli stessi ritmi di quello degli adulti.

Poco dopo essersi addormentati, entrano in una fase di sonno profondo che dura circa 2 ore.

Segue una serie di periodi di sonno leggero, inframmezzata, a scadenze di circa un’ora da periodi di sonno agitato, detto REM.

In questi momenti il sogno è più intenso. Nel passaggio dal sonno leggero alla fase REM il bambino può svegliarsi, oppure agitarsi, aprire gli occhi, camminare come un sonnambulo, pur essendo completamente addormentato. Nell’arco della notte si verificano 6 o 7 di questi passaggi.

Prima del risveglio, al mattino, si verifica un’altra breve fase di sonno profondo, seguita da un periodo di sormo agitato e da uno di sonno leggero.

Il sonno nel primo anno di vita

I lattanti, invece, appena messi nel lettino, entrano subito nella fase del sonno agitato: si muovono, hanno dei sussulti che assomigliano a convulsioni, singhiozzano, borbottano, muovono gli occhi, dimenano le braccia.

Il sonno di un lattante è agitato per circa la metà del sonno totale mentre negli adulti ne copre solo un quarto. Crescendo, la quantità di sonno agitato diminuisce e, dopo il compimento dell’anno, copre un terzo del tempo trascorso dormendo.

I nati prematuri hanno periodi di sonno agitato più lunghi dei bambini nati al termine della gravidanza, perché devono ultimare il lavoro di crescita dei circuiti cerebrali che non hanno potuto compiere nel grembo della mamma.

Solo verso i 3 mesi un neonato stabilisce regolari schemi di sonno, grazie anche a un cambiamento ormonale. Attorno a questa età, infatti, l’organismo inizia a produrre il cortisolo, un ormone che regola i ritmi del sonno e della veglia.

Dategli il tempo per abituarsi ai nuovi ritmi in modo progressivo, dolcemente. Secondo le statistiche, a 6 mesi l’83% dei bambini acquisisce abitudini regolari di sonno. Ma per poco. Metà di questi stessi bimbi torna di nuovo a svegliarsi durante i mesi successivi.

I sogni del lattante

Vi è anche un altro fatto che distingue il sonno del neonato da quello dei bambini più grandi e degli adulti: il piccolo appena nato passa metà del suo tempo a sognare. Muove gli occhi, succhia, sorride, agita le braccia e le gambe, si rigira di 360 gradi.

In realtà, l’irrequietezza è dovuta al fatto che il suo sviluppo non è ancora completo. Spiega Richard Ferber, direttore del Centro disordini del sonno infantile del Children’s Hospital di Boston: «Durante il sonno il cervello invia messaggi che ordinano ai muscoli di muoversi.

Negli adulti, questi messaggi sono selezionati dal midollo spinale ed eventualmente bloccati. Nei lattanti, invece, il meccanismo di blocco non funziona ancora perfettamente e spesso i segnali arrivano ai muscoli facendoli muovere».

Le convulsioni, se dovessero comparire, si distinguono dai sussulti perché sono ritmiche, costanti e prolungate.

Quanto dorme

La lunghezza dei periodi di sonno e l’eta in cui cambiano le abitudini nottume variano secondo uno schema abbastanza fisso. Tuttavia, come al solito, ci possono essere variazioni individuali. Quanto qui viene detto e puramente orientativo e non ò assolutamente il caso di preoccuparsi se un bambino non rientra esattamente nel quadro.

Dopo le prime settimane di vita: tra la sesta e l’ottava settimana un neonato dorme mediamente 16 ore al giorno, distribuite in 6 o 7 periodi nel corso delle 24 ore.

A partire dal terzo o quarto mese: il numero dei periodi di sonno diminuisee, riducendosi a 4 o 5 e, tendenzialmente, circa due terzi del sonno sono concentrati nel periodo notturno, più o meno dal-

le 8 di sera alle 6 del mattino o, se si preferisce, dalle 9 alle 7. Armatevi di molta pazienza perché, statistiche alla mano, nel periodo che va dai 3 ai 6 mesi la probabilità che il piccolo pianga durante la notte e piuttosto alta.

Dopo i 6 mesi: ci sono buone probabilità che si possa passare un’intera notte senza doversi svegliare. Molti bambini dormono l2 ore per notte, occasionalmente interrotte da brevi risvegli, e si concedono una pennichella di un`ora o più a metà mattinata e a metà pomeriggio.

A un anno: in complesso, le ore di sonno sono circa l4. Di solito viene mantenuto il sonnellino del mattino e, in molti casi, anche quello del pomeriggio, abitudini che scompariranno verso i 2-3 an-

ni, in coincidenza con una congrua diminuzione delle ore di sonno complessive. A quell'età, in genere, le ore di sonno totali si attestano attorno a 12, valore che si mantiene fino al termine del quinto anno di età.

Il momento di addormentarsi

L’esperienza di molti genitori, confermata da numerosi studi condotti nei laboratori del sonno, dimostra che nei bambini l’ora più propizia per addormentarsi è tra le 19 e le 21:30.

Superato questo magico momento, il piccolo avrà maggiori difficoltà a prendere sonno, per una ragione molto semplice. Quando si è stanchi le possibilità sono due: o si smette ogni attività e ci si mette a dormire oppure, se si è costretti a rimanere svegli, l’organismo reagisce producendo un surplus di adrenalina, l°ormone necessario per affrontare le emergenze: la pressione arteriosa sale, il cuore accelera i battiti, ci si sente pieni di energia e, improvvisamente, la sonnolenza scompare. In questo caso, il piccolo appare invaso da un’energia inesauribile e, prima che recuperi la calma e riesca ad addormentarsi, deve passare circa un’ora, il tempo necessario per smaltire l’adrenalina messa in circolo.

Ecco perché i bambini che la sera sono intrattenuti con giochi eccitanti trovano poi difficile addormentarsi.

I problemi del sonno

Per risolvere i problemi del sonno dei bambini, due pediatri americani, Richard Ferber e William Sears, hanno studiato due metodi, del tutto diversi ed estremi, ai quali hanno dato il proprio nome. Ognuno di questi approcci si adatta a esigenze differenti e “funziona” se si è sempre molto coerenti e sereni nell’applicarlo. Il presupposto è che, perché il bebè sia sereno, devono essere sereni i genitori. Infatti, al di là dei “metodi”, che comunque illustriamo, ciò che più conta per lo sviluppo del sonno del bambino sono l’autorevolezza e il benessere psicofisico dei genitori .

 

IL METODO FERBER

Durante la notte tutti hanno dei momenti di sonno più leggero o dei risvegli: il problema sta nel sapersi riaddormentare da soli. Un bambino potrà riuscire a farlo solo se si e addormentato da solo.

Se viene cullato in braccio finché non prende sonno per essere messo poi nel lettino, durante i risvegli notturni per riaddormentarsi chiederà sempre l’aiuto degli adulti.

Per evitare questo problema, Ferber suggerisce di cominciare ad abituare il piccolo, fin da quando ha 4-6 mesi, ad addormentarsi da solo mettendolo nel lettino prima che si addormenti. Se comincia a piangere si aspettano 2 minuti e poi si torna in camera sua, per confortarlo, accarezzarlo, parlargli dolcemente, ma senza prenderlo in braccio, e si esce poi nuovamente dalla stanza. Se dopo 3 minuti piange ancora, si ripetono gli stessi gesti, finché non si calma. La notte seguente si ripete la stessa procedura lasciando trascorrere un intervallo più lungo di un minuto, aumentando ogni notte l’attesa. Secondo Ferber in breve tempo il bimbo dormirà tutta la notte. Ma è importante mantenersi coerenti con la decisione di lasciarlo piangere quei pochi minuti, e metterlo a letto sempre alla stessa ora.

Se il bambino ha qualche disturbo (per esempio sta mettendo i dentini, ha il raffreddore oppure la febbre) è bene aspettare e riprovare dopo qualche giomo.

Ferber assicura che il pianto non lascerà alcun segno, perché il bambino non ò abbandonato a se stesso, ma riceve continuamente conforto. Anche quando gli direte di non giocare con un oggetto pericoloso piangerà, ma non per questo lo laseerete fare. Allo stesso modo ora sta imparando le regole della notte. Questo metodo è consigliato a coloro che:

  • credono sia giusto che il bimbo dorma nel suo lettino;
  • hanno difficoltà a riaddormentarsi;
  • non riescono a reggere più di 2 settimane di notti insonni;
  • hanno bisogno del proprio spazio vitale per dormire.

IL METODO SEARS

L’approccio di Sears è del tutto diverso e presuppone di dividere il proprio letto con il bambino. Parte dal principio che il sonno condiviso aiuta il bambino a entrare in armonia con il proprio orologio biologico interno.

ll letto, munito di materasso rigido e senza cuscini morbidi che potrebbero far soffocare il bambino deve essere appoggiato alla parete. ll piccolo rimane tra uno dei genitori e il muro. Si può cominciare fin da quando si porta il neonato a casa dall’ospedale, ma anche più tardi. Si può far addormentare il bambino nella sua culla e poi metterlo nel lettone al primo risveglio, o portarlo subito nel letto matrimoniale, anche per il sonnellino pomeridiano.

E’ necessario che entrambi i genitori abbiano il sonno facile e siano d’accordo: se uno dei due desidera salvaguardare la propria intimità, i malumori non tarderanno a sorgere.

Secondo Sears, tra i 2 e i 3 anni sarà il piccolo stesso a voler iniziare a dormire da solo nel suo lettino. Se così non fosse, gli si potrà spiegare che anche lui ha bisogno della sua indipendenza, senza però insistere se non si presta subito al cambiamento. In tal caso è bene aspettare un mese e ritentare eoncedendogli, comunque di tornare nel lettone nei momenti più difficili, come l’inizio della scuola materna, l’arrivo di un fratellino, un trasloco, il cambiamento di casa per le vacanze.

Questo metodo è consigliato a coloro che:

  • pensano che dividere il letto con i figli sia un’esperienza unica sia per sé che per il bambino;
  • si addormentano molto in fretta;
  • sono molto flessibili sul luogo in cui dormire;
  • dormono bene anche se lo spazio e ridotto;
  • hanno altre possibilità per vivere l’intimità della coppia.